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detersivi eco

Ambiente

Tutte le informazioni che trovate qui sotto le ho ricavate dal sito http://biodetersivi.altervista.org/homepage.htm
Visitatelo per avere maggiori approfondimenti.

Sapindus mukorossi
Vi propongo di usare questo prodotto per lavare la biancheria. Come per tutte le cose bisogna provare.
Provate anche voi. Non vi costa niente. O meglio vi costa una confezione di Sapindus Mukorossi. Qualcuno non le trova molto efficaci (leggete l'articolo a fianco). In casa mia le abbiamo provate e siamo soddisfatti. Troverete persone entusiaste ed altre molto scettiche. Voi non dovete preoccuparvi. Fate la vostra esperienza e poi arrivate ad una conclusione. Tutti questi prodotti non convenzionali vanno testati personalmente.


PULISCI IL BUCATO E MANTIENI PULITO L'AMBIENTE
Il sapindus mukorossi cresce nei contrafforti dell’Himalaya.
Questo frutto conosciuto anche sotto la denominazione generica di “lavanoci” e che cresce su degli alberi che possono raggiungere 15 metri di altezza e crescono solo tra i 1500 e i 2200 m di altezza, è utilizzato da lunga data dalle popolazioni locali, come prodotto per fare il bucato e per la manutenzione ordinaria.
Prodotto naturale e lavatrici moderne
La raccolta è annuale, tra i mesi di settembre e novembre. Ogni frutto si presenta come una noce la cui scorza contiene un sapone naturale, la saponina.
A contatto con l’acqua, la saponina si dissolve e si trasforma in una soluzione saponosa.
Il principio di rotazione delle nostre moderne lavabiancheria offre le condizioni ottimali per l’utilizzo del lavanoci.
L’azione delle Saponuts è molto semplice: il guscio contiene una sostanza chiamata saponina, che, sciogliendosi nell’acqua, sviluppa il suo potere detergente, disinfettante ed antibatterico.
L’industria si serve di questa sostanza da lunghissimo tempo per la produzione di vari saponi e detersivi arricchendoli di numerose sostanze chimiche, le quali non solo hanno un’importanza marginale, ma anche un impatto dannoso sull’ambiente e, quindi, sulle nostre stesse vite.

I vantaggi delle Saponuts

  • Assolutamente innocue per qualsiasi tipo di pelle, poiché naturali al 100% e senza additivi chimici. Ciò permette il loro uso anche a chi è affetto da allergie, dermatopatologie o da qualsiasi altro problema cutaneo.
  • Economiche. Infatti con il loro uso è possibile risparmiare fino al 50% rispetto al detersivo convenzionale.
  • Efficaci. Il pulito ottenuto con le Saponuts equivale a quello degli altri detersivi, tradizionali o ecologici che essi siano.
  • Non aggressive. Il lavaggio con le Saponuts protegge i tessuti e mantiene i colori nitidi e vivaci. La saponina inoltre non corrode nessuna parte della lavatrice e previene la formazione di calcare.
  • Ecologiche. Infatti le Saponuts non inquinano e sono una sostanza che ricresce in continuazione.
  • Biodegradabili al 100%. Una volta usate, le Saponuts possono essere riutilizzate per effettuare il compost



Come usare le Saponuts?
A seconda della quantità e della grandezza della biancheria inserire 2 – 3 noci in un sacchetto di stoffa o anche in un calzino, annodare e porre direttamente nel cestello della lavatrice.
Le Saponuts sono efficaci a tutte le temperature (30° – 90°) e su tutti i tipi di tessuti – dal cotone fino alla lana e alla seta.
Per ottenere un bianco impeccabile conviene aggiungere uno sbiancante naturale (percarbonato di sodio).
Le Saponuts possono essere usate come minimo due/tre volte, fino anche a tre/quattro volte in caso di lavaggio in acqua poco dura e a basse temperature.
Una confezione di Saponuts da 1 kg, durerà dai 300 ai 570 lavaggi.
Potrete rinunciare anche all’uso di un ammorbidente, poiché la saponina stessa dona una piacevole morbidezza ai tessuti.
Il bucato lavato con le Saponuts risulta del tutto inodore. Deciderete Voi stessi se e come profumare il bucato: con un olio etereo potrete impregnare il sacchetto delle noci con qualche goccia di arancia, rosa, citronella…
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LAVASTOVIGLIE

E per la lavastoviglie prova questa ricetta: detersivo per lavastoviglie fatto in casa
Ce ne sono tante altre. Serve solo un po' di pazienza e cercare nella rete.

E se non volete prepararvi da soli il detersivo per i piatti, seguite almeno questi consigli...

Detersivi piatti a mano

Per lavare a mano stoviglie unte, è necessario avere un detersivo per piatti classico, che sia bio o tradizionale. I tensioattivi sono necessari per sgrassare.
Una volta acquistato il suddetto detersivo, possiamo imparare ad usarlo in maniera sana, ecologica ed economica.

Come lavano i piatti le nostre mamme e quasi tutti noi?

In genere tutti riempiamo la vaschetta d'acqua, aspergiamo una notevole quantità di detersivo piatti che produca una grandissima quantità di schiuma, laviamo le stoviglie e scarichiamo litri di acqua saponata nell'ambiente.
Per completare l'opera, in genere lasciamo aperto a lungo e generosamente il rubinetto dell'acqua nella fase di risciacquo. Così facendo buttiamo litri e litri di acqua e quantità industriali di detersivo.
Possiamo imparare un nuovo ed ecologico metodo:
* ricordiamo che tanto più l'acqua è calda, tanto meglio lo sporco si stacca dalle stoviglie, e l'unto si scioglie in gran parte grazie all'azione del calore.
* aprire l'acqua calda nella vaschetta del lavaggio, piano così non si riempie subito.
* mettere qualche goccia di detersivo direttamente sulla spugna, pulire la stoviglia e risciacquarla con l'acqua che sta riempiendo la vaschetta lavaggio (due in uno).
* man mano se c'è bisogno di altro detersivo, lo si aggiunge direttamente alla spugna.
Così facendo si SENTE quando il detersivo è sufficiente o quando manca, e se ne usa la giusta quantità.
Inoltre, quando l'acqua del lavaggio è carica di unto, è inutile aggiungere altro detersivo per contrastare i grassi.
Noi facciamo così:
* scarichiamo l'acqua unta
* spruzziamo con lo spruzzino al bicarbonato che pulisce le pareti del lavandino dal grasso
* sciacquiamo
* quando il lavandino è pulito dai grassi, riapriamo l'acqua nella vaschetta lavaggio e andiamo avanti a lavare con le modalità di cui sopra.

Possiamo avvalerci di altri trucchi e ausili che ci permettano di usare meno detersivo piatti possibile.
E' efficacissimo usare tovaglioli di carta che avanzano dalla tavola o dalla cucina, per assorbire l'unto delle pentole e dei piatti, quando ce n'è molto.
Asciugando il grosso con la carta non si satura di unto l'acqua del lavandino e si necessita di meno detersivo.
Chiaramente non invitiamo a sprecare carta, o usare tovaglioli usa e getta se già non lo si fa!
E’ utile pretrattare pentole incrostate, piatti con residui, ecc ecc, con lo spruzzino all'aceto.
Rende molto più facile e veloce la pulizia e risparmia un po' di detersivo.
Le stoviglie possono anche essere efficacemente pretrattate con spruzzino di acqua e bicarbonato.
Il bicarbonato ha una forte azione sgrassante e può entrare in contatto con l'acqua saponata.
Lo spruzzino al bicarbonato lo si usa anche per pulire il lavandino, soprattutto quando nel lavandino dobbiamo lavare alimenti.
Usare spesso questo spruzzino permette di impiegare meno detersivo sia per i piatti che per il lavabo.
Si può anche sciogliere un cucchiaino di bicarbonato con acqua calda nella pentola sporca e fargli fare un po' d'ammollo.
Le pentole così pretrattate risultano sgrassate quasi completamente, soprattutto se si ha l'accortezza di dare una passata con una spazzolina per stoviglie, che stacca gli ultimi residui di cibo incollato.
L' acqua di scolatura di riso e pasta è eccezionale per lavare i piatti, sia per l'amido disciolto in essa che per il calore, se la usate ancora calda. L'amido è un ottimo sgrassante.
Per sgrassare pentole particolarmente unte o quelle in cui si è cotto il pesce, si possono anche ri-usare i limoni spremuti per cucinare, che sono dei potenti togli-odori.
Per lavare a mano stoviglie non unte o unte pochissimo, sono sufficienti un paio di cucchiai di detersivo fai da te (quello che usiamo in lavastoviglie) o di più a seconda della quantità di piatti e pentole.
Se necessario aggiungiamo qualche goccia di detersivo piatti classico.

Detersivi lavastoviglie
Per la lavastoviglie abbiamo sperimentato e usiamo con soddisfazione un detersivo fai da te facilissimo ed efficacissimo!
Si fa con sale aceto limone e acqua, cercate la ricetta fra le pozioni. Questo solo detersivo, unito al calore della lavastoviglie,lava benissimo e ha il grande vantaggio di non lasciare residui chimici sulle stoviglie su cui mangiamo. Chiaramente presenta delle imperfezioni estetiche rispetto ai detersivi pubblicizzati: non brillanta le stoviglie, le pulisce semplicemente.
Se si hanno delle aspettative maggiori e non si vuole rinunciare all’effetto brillantante, si può provare a usare alternativamente polvere lavastoviglie e detersivo fai da te, anche a seconda del tipo di sporco che di volta in volta carichiamo in lavastoviglie.
Usando un detersivo in polvere ecologico, invece, non si ha alcun effetto brillantante in quanto il brillantante non è presente nel prodotto. L’effetto brillantante si ha usando i prodotti convenzionali.
Importante ricordare che il detersivo fai da te non va usato insieme ai detersivi appositi per lavastoviglie, poiché l’aceto neutralizza l’efficacia del detersivo.
Interessante comunque “assaggiare” una tazzina che esce da una lavastoviglie che lava con detersivi convenzionali e brillantante, e “assaggiare” la stessa tazzina che esce da detersivo bio o fai da te. Si, avete capito bene... assaggiatela e sentirete la differenza!
Noi del Gruppo MondoNuovo abbiamo semplicemente smesso di usare il brillantante. Le stoviglie sono meno brillanti ma certamente più sane. Per chi desidera l’effetto brillantante, è efficacissimo usare aceto e acido citrico, nelle modalità descritte nei paragrafi che seguono.
Oggi sul mercato sono molto pubblicizzate le pastiglie al posto del detersivo in polvere: esse richiedono maggior lavorazione e spese di imballaggio, perciò costano di più; noi consigliamo di usare la polvere. Inoltre, se le stoviglie non sono eccessivamente sporche o se si effettua un pre-trattamento a mano, suggeriamo di provare metà dose di detersivo, sia esso in pastiglia o in polvere.
Un espediente usato da molti per risparmiare energia, quando la lavastoviglie è manuale, consiste nello spegnerla prima della fase di asciugatura e aprirla lasciando asciugare le stoviglie all’aria.

ATTENZIONE ALL’ACETO NELLA LAVASTOVIGLIE
L’aceto versato libero in lavastoviglie come brillantante col detersivo sintetico non va bene. Se si versa aceto nella vaschetta del detersivo o direttamente nella lavastoviglie, si annulla l’alcalinità del detersivo riducendone l’efficacia!
Viceversa si può riempire la vaschetta del brillantante di aceto (o una soluzione al 15% di acido citrico) e regolare la manopola graduata sul numero più alto.
È inoltre utile controllare spesso il livello del sale e pulire il filtro ogni due settimane: aiuta a mantenere efficiente la lavastoviglie.
Nelle istruzioni di parecchi detersivi commerciali (pastiglie o polvere) si può leggere che non serve il sale nella macchina anche se la relativa spia è accesa. In realtà il sale ha la funzione di rigenerare le resine deputate ad addolcire l’acqua; la mancanza di sale piano piano metterà irrimediabilmente fuori uso queste resine e la prima volta che userete un detersivo senza brillantanti le stoviglie risulteranno opache e macchiate!

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INGREDIENTI BIOLOGICI

Bicarbonato in primo piano
Il bicarbonato è economicissimo soprattutto se di marca NON pubblicizzata.

E' interessantissimo leggere le indicazioni e modi d'uso del bicarbonato, leggendo il sito che segnaliamo scoprirete tanti modi di utilizzo e pulizia, veramente efficaci, caratteristiche tecniche e quant'altro serva sapere: http://www.bicarbonato.it/
Un accenno delle sue caratteristiche e proprietà:

CARATTERISTICHE:

* Solubile in acqua
* Delicatamente abrasivo
* Impedisce la formazione dei funghi
* Ha la grande proprietà di assorbire gli odori
* Ottimo come antiodorante per piedi e ascelle

COME SI USA:

* in soluzione acquosa negli spruzzini detergenti fai da te ( attenzione alle miscele di prodotti che si annullano, vedi aceto e acido citrico + bicarbonato )
* coadiuva nella sgrassatura delle stoviglie e facilita l'azione dei tensioattivi presenti nel detersivo piatti
* In pasta acquosa per pulire superfici : frigo, microonde, taglieri cucina, lavabi, ecc.
* Lasciato in scatola aperta negli spazi dove vogliamo assorbire gli odori o cosparso puro su lettiere per gatti ecc.

BICARBONATO E IGIENE
L' alcalinità è indicata da un pH tra 7 a 14.
Una soluzione ottenuta da 50 g di bicarbonato sciolti in 1 litro di acqua ha un pH compreso tra 8,1 e 8,6 (a temperatura ambiente).
Ciò significa che rende debolmente alcalino l'ambiente; quindi impedisce la sopravvivenza di quei batteri che vivono in ambiente neutro o debolmente acido.
Per avere un potere igienizzante superiore, bisogna usare una soluzione concentrata, ricordando che la solubilità massima è 96 g in 1 litro.

IN SINTESI : il bicarbonato ha un potere igienizzante , variabile a seconda della concentrazione con cui viene diluito in acqua e a seconda della temperatura dell'acqua.
Una soluzione di 50 gr di bicarbonato sciolto in un litro di acqua ha una modesta azione igienizzante.
Una soluzione più concentrata, fino 96 g per litro, aumenta il potere igienizzante.
Non va usato con acqua troppo calda, perchè si scompone a temperature superiori a 60°C

ACETO E BICARBONATO
Entrambi hanno, da soli, un forte potere sgrassante.
Coadiuvano tantissimo alla pulizia di casa, in maniera naturale ed efficace.
Sono due prodotti dalla chimica opposta e quindi non vanno assolutamente mescolati.
Nelle miscele (acqua, detersivo per i piatti, alcool) vanno usati singolarmente, o uno o l'altro, altrimenti si inattivano a vicenda.
Il bicarbonato ha un'azione addolcente sull'acqua che rende i tensioattivi più aggressivi (il detersivo agisce meglio). I tensioattivi sono indispensabili per sgrassare a fondo.
L'aceto si può utilizzare sia nelle pulizie che in fase di risciacquo.
Attenzione a non usare l'aceto (e gli altri acidi) sul marmo e sul travertino.

CARBONATO DI SODIO

Commercializzato sotto il nome di Soda Solvay e chiamato impropriamente “lisciva”, il carbonato di sodio è molto simile nel chimismo al bicarbonato, ma più alcalino e quindi più corrosivo.
Ha gli stessi usi del bicarbonato, anche se richiede maggiore attenzione. È consigliabile utilizzarlo come detersivo solo per indumenti da lavoro o tessuti robusti. La forte alcalinità tende a rovinare le fibre dei tessuti, indebolendole, e a sbiadire i colori. Non contenendo poi sequestranti che addolciscano l’acqua, il calcio si deposita sulle fibre irrigidendole e “seccandole”, così da provocarne col tempo la rottura.

È invece utile per lo sporco grosso, come i grassi bruciati di caminetti e barbecue, l’unto dei pavimenti di garage e officine, la fuliggine di cappe e aspiratori, i residui d’olio e vino di bottiglie e damigiane.
Non va usato su superfici in alluminio legno e cotto, pavimenti non cerati, vasche tubi o piastrelle in fibra di vetro.
Essendo moderatamente irritante per naso e occhi, è bene non respirare la polvere che eventualmente si alzi.

PERCARBONATO
Dopo avere passato mesi a studiare per tutto quanto il web e a rimpallarci domande su vari argomenti, finalmente a uno sciagurato di noi che aveva in casa una confezione di percarbonato di Officina Naturae è venuto in mente di leggersela.
Visti i mesi passati a studiare l'ha finalmente capita!
Ecco quindi chiarezza e risposte per quanto riguarda il percarbonato venduto da Officina Naturae,

* Senza enzimi, profumi, sbiancanti ottici ( senza inquinanti )
* Azione igienizzante per bucato, stoviglie ed accessori di uso comune
* Migliora il lavaggio in presenza di acque dure grazie alla presenza di silice lamellare
* Rispetta i tessuti
* Igienizza, sbianca e smacchia già a 30°C

A temperature comprese fra i 40 e i 60° si scompone in carbonato di sodio e ossigeno. L’ossigeno attivo, che si forma per il solo effetto della temperatura e senza bisogno di altri attivatori chimici, scompone ed elimina le macchie, oltre ad avere un’azione igienizzante.

Si presenta in commercio come una polverina bianca e generalmente non è venduto puro, ma addizionato ad altre sostanze inerti perché è instabile e rischierebbe di decomporsi prima di essere sciolto in acqua per l’uso.
Purtroppo non è di facile reperibilità, almeno per il momento, anche se sta pian piano sostituendo il perborato nella formulazione dei detersivi commerciali. Si può comprare in internet, nei negozi biologici, oppure bisogna cercare se è contenuto in additivi che riportano la dicitura “all’ossigeno attivo” (qualche volta è scritto col suo nome inglese sodium carbonate peroxide). Nel nostro blog potete trovare un elenco di prodotti a base di percarbonato, con l'indicazione del sito internet dove si possono acquistare per corrispondenza o della linea di supermercati che li distribuiscono.

È possibile utilizzarlo sia in lavastoviglie che in lavatrice, nel bucato a mano o nel pretrattamento delle macchie.
Tuttavia, visto che in acqua calda si scompone in ossigeno e soda, è consigliabile soprattutto per le fibre resistenti, i colori solidi e in dosi non eccessive. Queste ultime dipendono anche dalla purezza del prodotto: se il percarbonato è presente in alta percentuale, le dosi possono essere minori, diversamente si possono aumentare se è addizionato a molta sostanza inerte.

Per questo consigliamo di controllare sempre la percentuale di percarbonato presente nel prodotto, anche per fare una comparazione proporzionale a livello di prezzo.

I NOSTRI CONSIGLI
Controllate le etichette dei vostri detersivi biologici, sia lavatrice che lavastoviglie.
Molto spesso il percarbonato è già presente, la sua quantità e relativa azione quindi è più che sufficiente per normali bucati, normali azioni sbiancanti e igienizzanti.
Si consiglia l'uso di percarbonato aggiuntivo solo in quei casi in cui si necessita di una maggiore o particolare efficacia, tipo macchie colorate e/o vecchie, ovvero quando la biancheria si è “ingrigita” e si vuole riportarla al candore originale.

LISCIVA
Il termine lisciva identifica una miscela di ingredienti (carbonato di sodio, saponi, tensioattivi ecc.) che ha origini antiche e si è modificata nel corso dei decenni. Non essendo codificato e registrato (INCI), chiunque può realizzare e chiamare lisciva qualsiasi miscela che contenga più o meno soda, saponi e altri ingredienti.
Tradizionalmente veniva ottenuta per soluzione con acqua calda o cottura o macerazione della cenere e oggi è stata “riscoperta” e qualcuno la usa.

La soluzione ottenuta dalla cenere è fortemente alcalina perciò va usata con precauzione. Ha sicuramente un effetto sgrassante ma è poco adatta ai tessuti moderni.
L’uso della lisciva era concepibile nel passato quando erano diversi i tessuti, lo sporco, la frequenza di lavaggio e l’azione meccanica. Inoltre non è garantita l’assenza di nocività sulle persone e sull’ambiente, anche per la presenza di possibili fosfati. (Non è detto che le nostre nonne non inquinassero, ma allora il problema si poneva meno perché i bucati erano più ridotti e soprattutto la popolazione mondiale non era quella di oggi).

ACETO
L’aceto è un miscuglio di sostanze tra le quali l’acido acetico che gli conferisce il caratteristico odore.
Gli aceti da tavola – che si trovano comunemente nei supermercati – presentano una concentrazione di acido acetico variabile tra il 5% e l’8%.
L’acido acetico, per le sue proprietà chimiche, può sciogliere molecole molto diverse fra loro, per questo l’aceto si rivela un ottimo detergente.
Il suo ampio spettro di usi, però, necessita di alcune precauzioni: non bisogna usare l’aceto sul marmo, sul travertino e sulle altre pietre a componente calcarea, sui parquet oliati, e non bisogna mescolarlo con sostanze alcaline: bicarbonato, soda, detersivi per la lavatrice e la lavastoviglie e naturalmente, per chi la usa, candeggina o detergenti alla candeggina.
Si può usare in aggiunta al detersivo per i piatti a mano – che è neutro – anche per pretrattare lo sporco
difficile e nell’ultimo risciacquo di lavatrice e lavastoviglie, quando ormai i detersivi sono stati sciacquati.
Mescolato al sale da cucina fa brillare come nuove le pentole in rame.
Attenzione: è sconsigliabile, per gli usi domestici, usare l’acido acetico puro, specialmente se in concentrazione superiore al 25%, perché può provocare danni alla pelle, agli occhi, alle mucose e ai metalli.

ACIDO CITRICO
È un acido più debole dell’acetico quindi, perché sia efficace, bisogna usarlo a una concentrazione maggiore, tra il 15 e il 20%. È una sostanza assolutamente naturale, infatti è presente in quasi tutta la frutta, in particolare il succo di limone ne contiene il 5-7%. È inodore ed è usato nell’industria alimentare e farmaceutica come acidulante e conservante.
Da solo sostituisce 4 prodotti per la casa:

* il disincrostante
* l’anticalcare
* il brillantante
* l’ammorbidente.

Comprandolo in polvere e diluendolo si evita di buttare continuamente bottiglie esaurite.
Si presenta sotto forma di piccoli cristalli trasparenti e si può trovare comunemente nella forma anidra o monoidrata; la prima è pura, nella seconda la molecola dell’acido è legata a una molecola d’acqua.
Dovendo comunque essere diluito in acqua, la differenza è minima (-10%). Per preparare una soluzione al
15-20% sciogliere 150-200 gr. di acido citrico anidro in 1 litro d’acqua; in caso di monoidrato le quantità diventano 165-220 gr. sempre in 1 litro di acqua. Sarebbe meglio usare acqua distillata, perché il calcare sciolto nell’acqua di rubinetto “impegna” una parte di acido citrico, formando citrato e diminuendone (di poco) la concentrazione.
La scelta tra una soluzione al 15% o al 20% è individuale e dipende essenzialmente dalla durezza dell’acqua della propria zona: maggiore è la durezza – e quindi il calcare presente nei rubinetti e negli elettrodomestici – più alta sarà la concentrazione da usare.

ACQUA OSSIGENATA
La disinfezione più facile ed efficace è quella con acqua ossigenata: ad essa resistono solo poche specie batteriche – nessuna se la concentrazione è elevata – e decomponendosi semplicemente in acqua e ossigeno è sicuramente ecologica.

Dal punto di vista chimico, l’acqua ossigenata è un energico reagente ossidante, perciò non viene mai utilizzata pura, ma in soluzione acquosa in percentuali non superiori al 60%.
In soluzione fino al 5% viene usata come sbiancante o per schiarire i capelli, in soluzione ancora più diluita (3%) è usata come disinfettante per escoriazioni e ferite.

La molecola, come dice il nome, contiene più ossigeno (H2O2) di quello presente nell’acqua normale, che tende a perdere, liberandolo sotto forma di ossigeno nascente. Questo atomo di ossigeno libero è molto reattivo e tende a legarsi alle altre molecole ossidandole, perciò degrada e inattiva le molecole degli agenti infettanti.
Lo sviluppo di ossigeno in forma di bollicine è molto evidente quando per es. si applica acqua ossigenata a una ferita.

Attenzione: soluzioni troppo concentrate di acqua ossigenata possono intaccare i metalli e il marmo.
Concentrazioni e “volumi”

La concentrazione dell’acqua ossigenata viene espressa solitamente in “volumi”: essa rappresenta il rapporto tra il volume di ossigeno gassoso, che si svilupperebbe per decomposizione completa dell’acqua ossigenata, e il volume della soluzione medesima. Se, ad esempio, una soluzione di acqua ossigenata ha un titolo di 10 volumi, significa che dalla decomposizione completa di 1 litro di quella soluzione deriverebbero 10 litri di ossigeno gassoso (a 0 °C e pressione di 1 atm).

I “volumi” differiscono dalle concentrazioni in percentuale: l’utilizzo di questi due metodi di misurazione è talvolta causa di errore. In genere i fornitori per laboratori di analisi chimiche indicano la concentrazione percentuale dell’acqua ossigenata, mentre i produttori di articoli destinati all’uso domestico indicano i “volumi”. Qui di seguito viene riportata una lista con le due misure di concentrazione a confronto.

* 3% corrisponde a volumi 10
* 3,6% corrisponde a volumi 12
* 10% corrisponde a volumi 50
* 30% corrisponde a volumi 110
* 40% corrisponde a volumi 130

Per altre concentrazioni consultare: www.grupponamias.com/r_util.html

OLI ESSENZIALI
Gli olii essenziali sono sostanze oleose profumate che si estraggono da parti di piante: fiori, frutti, buccia, radici e foglie.
Sono sostanze fortemente concentrate che non devono mai essere usate pure, a parte rarissime eccezioni, per non andare incontro a irritazioni.
Hanno proprietà terapeutiche, che non verranno prese in esame in questo studio. Sappiate solo che queste essenze vanno utilizzate con cura e attenzione, in piccole dosi.

Particolare attenzione va usata qualora vi siano donne in gravidanza, molto sensibili agli effetti degli olii essenziali, e bambini, che hanno un olfatto molto ricettivo e ne avvertono e assimilano anche le minime tracce.
In entrambi i casi gli oli essenziali non andrebbero usati e, se proprio necessario, vanno diluiti molto.
Rimane inteso che ammoniaca, acido muriatico, candeggina e quant’altro usiamo quotidianamente in case abitate da bambini e donne incinte sono molto più dannosi.
Gli oli essenziali di camomilla, canfora, menta e agrumi sono antagonisti dei rimedi omeopatici, perciò non usateli contemporaneamente. Oppure siate accorti nell’usarli a distanza di un’ora prima e un’ora dopo l’assunzione del rimedio.

La conservabilità degli oli essenziali nelle diluizioni è di due-tre mesi, vanno quindi preparati in quantità moderata in modo da consumarli entro tale periodo.
Gli oli essenziali non si sciolgono in acqua; si sciolgono invece negli oli grassi, nell’alcool e nel sapone liquido. È sconsigliato mescolarli con aceto e limone perché l’acidità potrebbe rendere inattivi alcuni tipi.

In particolare:
per disinfettare l'ambiente:
cannella, eucaliptus, garofano, ginepro, lavanda, limone, origano, salvia, timo, tea tree
contro insetti:
basilico, lavanda, limone, maggiorana, melissa
contro le muffe:
lavanda e geranio

Gli oli essenziali vanno comprati oculatamente, per avere un minimo di garanzia che siano prodotti di qualità. Se non conoscete marche valide, rivolgetevi alle erboristerie e nei negozi biologici chiedendo oli essenziali naturali.
I prezzi variano a seconda del tipo di olio, in quanto cambia il metodo di estrazione, la quantità di olio che si riesce a ricavare da un frutto o da una radice e anche il prezzo all' origine del prodotto da cui si estrae l' olio.



LAVATRICE
un sogno diventato realtà

Se ricerca seria s'ha da fare, allora bisogna essere onesti. Inutile demonizzare la lavatrice e i detersivi:
niente farà più incaponire l'ominide in noi di qualunque gesto o parola che ventili di fare a meno del mitico oggetto frutto dell'evoluzione della specie.
Ritengo quindi sia utile partire da qua : inutile convincerci che la lavatrice è un aggeggio del diavolo e i saponi sono i suoi accoliti. Se si vuole fare passare un bio messaggio costruttivo e consapevole in noi stessi e negli altri, bisogna rendersi conto che abbiamo tutti bisogno di lavatrice e detersivi, e li teniamo in gran rispetto. Farci sentire in colpa e classificarci come terroristi dell'ambiente servirà solo a rinforzare il bisogno di tutti di chiudere gli occhi sul disastro ambientale che produciamo. Anzi ci sentiremo ancor più bisognosi di allontanarci da qualunque strumento di risveglio ecologico. Una strategia di questo genere opera un "rinforzo negativo", una strategia sbagliata produce l'esatto contrario di quello che vorremmo....
S'ha quindi da farsi furbi... Lo sappiamo tutti che la pubblicità è l'anima del commercio, o no????

QUALE IL PUNTO DI PARTENZA PER PASSARE DAL DIRE AL FARE ?
Dobbiamo essere aiutati a trovare delle vie di mezzo, per il momento.
Vie che facciano da ponte tra tradizionale e biologico, tra dire e fare, tra creazione e distruzione.
Un buon inizio è capire che pur utilizzando detersivi tradizionali & Co, possiamo imparare dei trucchi, degli accorgimenti, delle attenzioni che cambiano di molto l' impatto degli stessi sull' ambientale.

Cominciare con poco si può e si deve.

I DETERSIVI
Sia che si usino detersivi tradizionali che biologici, bisogna stare molto attenti alle quantità.
Alcuni tipi di detersivo cambiano nel tempo composizione e indicazione di dosaggio. Per questo motivo bisogna ricordarsi di leggere con attenzione le prescrizioni in ogni ricarica di fustino acquistata.

NON SPRECARE è la regola aurea, principalmente per l' inquinamento, secondariamente per l'economia. Inoltre una eccessiva quantità di detersivo non riesce a sciogliersi e di conseguenza a lavare. Il risultato è che i panni non sono puliti e rimangono intrisi di residui di detersivo.
I detersivi tradizionali inquinano tantissimo quindi bisogna imparare ad usarli con accortezza.
I detersivi biologici costano di più e bisogna usarli in maniera altrettanto attenta, anche perchè essendo detersivo puro, non riempito di sostanze inerti che facciano volume, va usato veramente in quantità minime, rispetto al chimico.
In effetti poi, essendo i biologici detersivi concentrati, la differenza di prezzo tra un detersivo tradizionale pubblicizzato e un ottimo biologico concentrato, non è eccessiva come appare.
Anzi, è vero che se usato PERFETTAMENTE nelle quantità, il detersivo biologico costa uguale o poco più (a seconda delle marche) di un detersivo chimico pubblicizzato.
Per crederci bisogna proprio provare ed esperimentare.

Il modo più logico ed efficace per imparare ad usare bene qualunque tipo di detersivo, è leggere attentamente le istruzioni, e pesare con precisione il quantitativo, almeno fino a che non si è capito esattamente quanto usarne. Non siamo abituati a pesare. Invece è il gesto più importante da imparare, con qualunque detersivo. E' l'unica maniera per sapere esattamente quanto si consuma.
Non fidatevi di indicazioni tipo "una tazzina da caffé è pari circa a 50 ml", qualcuna di noi ha esperimentato per mesi con una tazzina da caffé di 90 ml, precisi precisi, senza saperlo e sprecando detersivo. Non siamo abituati nemmeno a pesare i panni. Le indicazioni di uso del detersivo, si riferiscono a tot chili di panni asciutti. Bisogna imparare a pesare anche i panni, prima che ci si abitui l' occhio.
Usare la giusta quantità di detersivo permette che venga eliminato il più possibile durante il risciacquo. E' importante per non inquinare l'ambiente, ma anche per non inquinare noi stessi: il detersivo depositato sui tessuti che indossiamo è una delle tante sostanze irritanti che teniamo a contatto della pelle. Quindi ancor di più è preferibile utilizzare detersivi con materie prime vegetali, più affini alla nostra pelle delle molecole petrolchimiche.
Inoltre le lavatrici a risparmio energetico di nuova generazione, risparmiano proprio sull'acqua. Pensate che fino 10 anni fa una lavatrice consumava 100-110 litri d’acqua a lavaggio, oggi siamo scesi a 45! Nei panni sciacquati con poca acqua rimangono più residui di detergenti.
A maggior ragione è necessario non mettere detersivo in sovrappiù, che rimarrebbe nei tessuti.
Per ovviare a questo problema si può inoltre usare la funzione che aumenta l'acqua nella lavatrice, o ripetere il risciacquo.

Sembra difficile capire che i residui di detersivi sui vestiti sono dannosi per la salute. Ecco allora un esempio che chiarisce perché insistiamo su questo aspetto: avete presente quanti farmaci vengono somministrati attraverso la pelle per mezzo di cerotti? Cerotti per farmaci cardiaci, cerotti per somministrazione di ormoni, cerotti antinfiammatori.

La nostra pelle ASSORBE le sostanze con cui viene a contatto, di qualunque tipo esse siano. È quindi importante usare correttamente il detersivo, valutando anche il genere di carico che si fa. Alcuni carichi di panni hanno uno sporco leggero, sono per lo più da rinfrescare; si può quindi usare il detersivo liquido che lava meno, ma è utilizzabile a temperature inferiori ai 40° e lascia minori residui sui capi.
Inoltre, pretrattando le macchie, il detersivo ad hoc è già speso dove serve.

A seconda della durezza dell’acqua della propria zona, varia tantissimo la quantità di detersivo che va usata. Per durezza dell’acqua si intende la quantità di sali di calcio e magnesio presenti nell’acqua. Se l’acqua è dura molte molecole del tensioattivo sono “impegnate” dagli ioni calcio e magnesio e quindi non lavano; serve allora più detersivo, se ne spreca parecchio e l’inquinamento aumenta. La durezza dell’acqua provoca la formazione di incrostazioni nelle tubazioni di distribuzione, negli impianti interni e negli apparecchi utilizzatori (scaldabagni, caldaie, lavatrici ecc.).

Per conoscere la durezza dell’acqua della vostra zona, informatevi tramite l’azienda che la fornisce. Sul sito di Assocasa, trovate un motore di ricerca che consente di ottenere informazioni sulla durezza dell'acqua in 5.600 Comuni italiani. Per capire meglio cos’è la durezza dell’acqua e conoscere i valori di riferimento leggete nella Sitografia.

La soluzione principale al problema dell’acqua dura sta nel montare dei decalcificatori che la rendano dolce. Oltre al vantaggio sull’uso dei detersivi, si ottiene il grande vantaggio che i macchinari e le tubature dell’acqua non vengono rovinati dal calcare.
Attenzione però: l’acqua trattata con un addolcitore a sali o a scambio ionico non è indicata per il consumo umano, a causa degli ioni sodio che vengono ceduti all’acqua al posto degli ioni calcio e magnesio. Da tenere presente anche che un addolcitore consuma (cioè versa direttamente nello scarico senza che ve ne accorgiate) in media 200/300 litri di pura, buona acqua potabile ogni 3 o 4 giorni per rigenerare i sali. Non è eticamente il massimo.

COSA ABBIAMO PROVATO E SCARTATO

  • Ausili magnetici

Dovrebbero servire per magnetizzare l’acqua e pulire senza detersivi. Li abbiamo studiati a lungo e non abbiamo trovato nessun dato oggettivo che certifichi la loro efficacia. Né sui libri, né nelle discussioni del settore e nemmeno nel lavandino di casa.

  • Noci del sapone

Segnalate da molti come efficaci e del tutto naturali, le noci del sapone hanno suscitato vari dubbi sulla loro affidabilità nei vari tipi di bucato. Il dott. Fabrizio Zago sul sito Promiseland.it dimostra che i risultati sono gli stessi della semplice acqua calda.
Le nostre prove domestiche confermano questi risultati.

  • Palline e ausili fantadetergenti

Ne esistono in commercio di vario tipo: magnetici, in plastica o in ceramica, con anima d’argento ecc. Possiamo solo raccomandarvi di essere consapevoli che il mondo pullula di ecotruffe.
L’unico effetto reale che abbiamo riscontrato è che le palline e i dischi in ceramica o in plastica –. che non si attaccano al cestello, ma ce ne sono anche del tipo che aderisce – esercitano la stessa azione sfregante e districante della pallina dosatrice. Siccome l’acqua calda ha già di per sé un effetto lavante, sembra che la pallina o il disco abbiano “lavato”: in realtà hanno solo potenziato l’azione dell’acqua calda.

Bisogna anche dire che spesso tali ausili vengono consigliati in aggiunta al detersivo o al percarbonato: in questo caso è d’obbligo domandarsi se l’azione lavante non sia stata svolta da acqua calda e detergente e se l’impressione di pulito non derivi dal fatto che, come abbiamo visto, la metà del detersivo dà già un buon livello di detersione.
Si aggiunga anche che le “prove” di lavaggio vengono acquisite con macchie fatte sul momento e si sa che le macchie fresche sono facili da pulire. Prove effettuate con macchie “vecchie” hanno dimostrato, al contrario, l’inefficacia di questi ausili.
Visto il loro costo, è certamente più logico e conveniente usare palline da tennis o da bucato.

Perché caschiamo nelle truffe?
Gli ausili detergenti descritti sopra e altri, vengono venduti e prendono piede perché quasi nessuno si rende conto di quanto l’azione dell’acqua calda di per sé stessa sia efficace nella pulizia.
Succede quindi che si usano palline magnetiche, noci del sapone e altre invenzioni, senza aggiunta di detersivi. Si valutano i risultati e si rimane stupiti del fatto che i nostri panni, le stoviglie e i pavimenti, siano puliti! Nel nostro modello di pensiero non è contemplato il fatto che senza detersivi si possa pulire lo stesso. Ecco perché ci caschiamo.
La prova del nove per gli scettici (l’abbiamo usata anche noi) è ripetere lo stesso tipo di lavaggio con sola acqua calda, e valutare i risultati.

Ecofurbate
Ce ne sono a bizzeffe.
Una in particolare vogliamo segnalarvi: da un po’ di tempo a questa parte, ciò che fa arricchire le case produttrici è affermare che i propri prodotti sono etici.
Tutto diventa etico, in teoria, e le multinazionali cercano di strapparsi i clienti a suon di prodotti legati a progetti umanitari, tipo: “Per ogni fustino di detersivo sarà devoluto 1 euro per tale missione”, o peggio: “Per ogni confezione di acqua minerale acquistata (in bottiglia di plastica) sarà trivellato un pozzo per l’acqua nel Sahara!”. State attenti e valutate. L’etica non si inventa dalla sera alla mattina.
Un’altra grande furbata è che scritte come “tensioattivo di origine vegetale” non garantiscono affatto che la sostanza originaria sia rimasta vegetale: può essere stata combinata con molecole di origine petrolchimica. Ne sono un esempio i tensioattivi etossilati, nel cui nome il TH finale indica un tensioattivo al quale è stata “attaccata” una frazione (dal 30 al 70%) petrolchimica (tipo Sodium Coceth Sulfate, tensioattivo etossilato derivato dall’olio di cocco).

È importante anche sapere che moltissime scritte che inneggiano alla natura, all’ecologico, sono solo specchietti per le allodole, permesse dalla mancanza di una legge specifica.
Ricordate che l’utilizzo del termine “biologico” è consentito solo ad aziende certificate da appositi enti, solitamente riconoscibili dal loro marchio. Inoltre, disposizioni nazionali ed europee obbligano i produttori a dichiarare nei loro siti web gli ingredienti (INCI) dei propri prodotti, che perciò si possono controllare.

Ecosorpresina!

Attenzione anche alle scritte “biodegradabilità al 100%”. Il metodo analitico che misura la biodegradabilità di un tensioattivo, e solo di un tensioattivo, ha un margine di errore del +/- 10%. Non è quindi matematicamente possibile dichiarare un prodotto biodegradabile al 100%.
Viceversa è possibile affermare che esso è “facilmente, rapidamente e completamente biodegradabile” secondo normativa OECD.
In ogni caso, per la legge italiana, quando si parla di biodegradabilità ci si riferisce solo ed esclusivamente ai tensioattivi e in ambiente aerobico (in presenza di ossigeno).
Non viene testata la biodegradabilità anaerobica (in assenza di ossigeno) e ciò permette l’utilizzo di tensioattivi che si accumulano nei fanghi dei fiumi e dei laghi.
Per tutti gli altri ingredienti non sono previsti test di biodegradabilità.

Sapone di Marsiglia in scaglie come detersivo per lavatrice
Altro capitolo su cui ci siamo spesi parecchio in teoria e pratica. Siamo giunti alla conclusione che le scaglie di Marsiglia sono un metodo antiquato, non compatibile con la tecnologia odierna. L’unico vantaggio è che sono altamente biodegradabili se composte di vero Marsiglia, ma lavano poco e male i tessuti, e i loro sali reagiscono con gli ioni calcio e magnesio contenuti nell’acqua formando composti insolubili che si depositano sulla biancheria, rendendola grigia. Qualsiasi “sapone”, duro, in fiocchi, in scaglie o diluito, deposita questi sali sulla lavatrice e sulla biancheria, se non accompagnato da opportuni sequestranti, cioè sostanze in grado di “catturare” gli ioni calcio e magnesio e di ridurre la durezza dell’acqua.

Viene ripetuto spesso che le nostre nonne lavavano col solo sapone di Marsiglia. Quale tecnica usavano, però? Prendevano il sapone, trovavano la macchia e cominciavano a strofinare e sbattere più volte concentrando la forza lavante solo nel punto preciso dello sporco. Cosa volete che lavi un pugno di scaglie di sapone di Marsiglia disperso in 45 litri d’acqua?
Al contrario il sapone di Marsiglia si è rivelato utile per pretrattare le macchie prima del lavaggio perché agisce localmente.

Lisciva, ranno e altre soluzioni dalla cenere

Ne parliamo più diffusamente nella sezione A scuola di pozioni. Riteniamo che non siano adatti ai tessuti moderni e soprattutto alla lavatrice. Abbiamo sperimentato che spesso formano una patina sul cestello, per questo nutriamo il dubbio che alla lunga siano dannosi sia ai tessuti che all’elettrodomestico e l’impatto economico e ambientale di doverli comprare nuovi è sicuramente superiore al risparmio in detersivo.

SBIANCANTI

Come sbiancante si dovrebbe usare il percarbonato (si trova facilmente in internet, se non lo trovate in altro modo), da non confondere con il perborato. Ecco un elenco per chiarimenti:

* Perossidi e sbiancanti: gli sbiancanti hanno il ruolo di decolorare le macchie, avendo la capacità di alterare la struttura delle sostanze colorate che divengono così più idrosolubili.
* Gli sbiancanti a base di cloro innescano una reazione secondaria che porta alla formazione di composti organici del cloro particolarmente tossici.
* L’uso del perborato, malgrado la sua capacità di liberare ossigeno e svolgere azione sbiancante, è da evitare. Senza l’aggiunta di un attivatore denominato TAED non riesce ad agire con temperature inferiori ai 30°. Ma soprattutto è stato scientificamente riscontrato il suo effetto teratogeno (provoca gravi malformazioni al feto).
È quindi da preferire il percarbonato che libera ossigeno attivo senza avere effetti sull’uomo e sull’ambiente, ha una soglia termica più bassa del perborato, quindi comincia ad agire già a 35/40°C, per raggiungere una maggiore azione a 50 °C, senza attivatori.

Attenzione: negli scaffali dei negozi e supermercati si trovano
sbiancanti-igienizzanti consigliati per disinfettare il bucato dei bambini,
che contengono sbiancanti ottici.

Allergie in agguato!

Un discorso a parte meritano i numerosi smacchiatori o gli sbiancanti nelle scatoline rosa "attivi contro 100 macchie" ecc.
Si tratta in realtà di detersivi concentrati; leggendo l’etichetta si scopre che non contengono solo dell’ottimo percarbonato (qualcuno contiene ancora il perborato) ma anche altri ingredienti quali tensioattivi, enzimi e sbiancanti ottici. Vanno usati quindi con cautela per non aumentare il carico inquinante delle nostre lavatrici, senza contare l’incidenza sul costo/lavaggio, visto che ne consigliano un cucchiaio ad ogni lavaggio!
L’utilizzo di tali additivi si è reso necessario a causa delle inferiori prestazioni lavanti dei detersivi moderni rispetto a qualche anno fa. Per dirla tutta, per mantenere un prezzo basso, alle moderne polveri per lavatrice sono stati ridotti gli “attivi” che costano, sostituendoli con “inerti” dal basso costo che riempiono il sacco o il fustino, ma che non hanno alcuna capacità lavante. Si compensa così la minor efficacia consigliando l’aggiunta “ad ogni lavaggio” di un cucchiaio di “detersivo concentrato”! Riportiamo per dovere di cronaca la dichiarazione dei componenti in base al Regolamento CE 648/2004 del 31 marzo 2004 di uno dei più diffusi smacchiatori convenzionali in commercio:
Sodium Sulfate , Sodium Carbonate Peroxide , Tetraacetylethylenediamine (TAED) , Sodium C10-14 Alkyl Benzene Sulfonate , Sodium Silicate , Sodium Tallowate , Sodium Silicoaluminate , Sodium Accrylates Copolymer , C12-15 Pareth-7 , Tetrasodium, Etidronate , Cellulose Gum , Parfums , DISODIUM BISETHYLPHENYL TRIAMINOTRIAZINE STILBENEDISULFONATE , Subtilisin , Amylase[alpha] , Lipase(triacylglycerol) , Cellulase , Benzyl Salicylate , Butylphenyl Methylpropional


Come dicevamo sopra, si tratta in realtà di un detersivo concentrato, infatti troviamo percarbonato, TAED, tensioattivi, saponi animali, acrilati antiridepositanti, fosfonati, sbiancanti ottici, enzimi e conservanti.
È a questo punto consigliabile cercare buoni detersivi in polvere che, già correttamente miscelati, non necessitino di additivi. A prima vista sembreranno costare di più, ma confrontando il costo di una dose di detersivo + additivo con il costo di una dose di detersivo correttamente formulato si scoprirà che si risparmierà e si rispetterà anche l’ambiente.

Sbiancanti ottici
Ovvero l'arte di nascondere le macchie sotto i tappeti
Gli sbiancanti ottici sono sostanze che agiscono sull’occhio e non sulla sostanza (lo sporco). Lungi dall’adoperarsi in qualsiasi azione di lavaggio e sbiancamento, si producono in una mirabolante illusione ottica che viene giust’appunto definita, con un notissimo slogan, “bianco che più bianco non si può”.
Funzionano in questa maniera: la luce che colpisce un capo di abbigliamento riflette verso il nostro occhio una parte di radiazione visibile e una parte invisibile (ultravioletto). Gli sbiancanti ottici modificano la lunghezza d’onda della radiazione ultravioletta rendendola visibile; quindi, aumentando artificialmente la luce riflessa, il capo diventa “illuminato” di un bianco azzurrognolo. Inoltre le macchie spariscono, nascoste e coperte dalla patina dello sbiancante ottico. Ecco quindi che gli sbiancanti ottici non lavano, bensì sporcano: ricoprono i tessuti, nascondono le macchie ed entrano a contatto con la nostra pelle!
Infatti quando si iniziano a usare detersivi ecologici privi di sbiancanti ottici, a volte sui capi si vedono comparire macchie che non si sa da dove siano arrivate: sono le macchie che nei precedenti lavaggi con sbiancanti ottici erano state coperte e ricoperte...
Ricordate che in base al Reg. CE 648/2004 è reso obbligatorio riportare in etichetta la presenza di sbiancanti ottici nei detersivi.
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Aggiornato il 18 mar 2011. Oggi è

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